Grandezza e piccolezza

A cosa servono le nostre gioie se non sono condivise? E perché esistono le nostre sofferenze se non per guidarci e darci speranza?

Ho sempre letto molto fin da piccola. Leggo soprattutto e mi interesso a cose diverse come la sociologia, la filosofia, la neurologia, la fisica quantistica, la storia, l’informatica, il design, l’estetica, l’etica, la tecnologia, il teatro, la musica, la geografia, il cinema, la letteratura, la religione, l’architettura, la danza, la psicologia, la pedagogia, la medicina e tanti altri aspetti della conoscenza umana.

Oltre a tutti i libri che ho letto, la mia comprensione del mondo si è plasmata attraverso i luoghi che ho visitato in Asia, in Europa, in Oceania e nelle Americhe. Proprio grazie alla conoscenza di modi così diversi di vivere posso dire que tutti noi siamo una cosa sola. Siamo uguali nell’essenza: piangiamo per le stesse cose, vogliamo le stesse cose, viviamo e moriamo per gli stessi motivi, indipendentemente dal posto in cui siamo nati e da quando siamo nati. Il sentimento di salvaguardia della vita, il bisogno di accoglienza e il senso della bellezza sono tratti profondamente umani.

La mia scrittura e la mia fotografia sono di inclinazione umanista, legate alla contemplazione delle grandezze e delle piccolezze del nostro mondo. Quindi, ho la possibilità di andare oltre alle abitudini e all’evidenza. Molte volte cerco nuovi luoghi per ciò che è conosciuto e sempre un posto per ciò che è sconosciuto. Il mio sguardo contemplativo mi risveglia e mi spinge ad andare oltre la comunione con il quotidiano. È una pratica – una specie di nuovo inizio che spiega fatti, sentimenti e pensieri.

Gran parte della vita può essere discutibile e complessa, ma c’è sempre un nuovo sguardo per tutto e il fatto di non avere pensieri con conclusioni già pronte può essere un buon inizio per avere uno sguardo più ampio su ogni cosa.

Graziela Gilioli, 11/01/2014

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